Il Parco Agronaturale della Dora Riparia

Il Parco Agronaturale della Dora Riparia

Il paesaggio del Parco Agronaturale della Dora Riparia è caratterizzato da vaste aree dedicate alle colture agricole, dove sopravvivono però siepi campestri e un fitto reticolo di antichi canali irrigui: le “bealere”. Camminando lungo le sponde più ripide della Dora Riparia, dove il fiume scorre profondamente incassato, si incontrano ancora piccoli lembi di bosco planiziale, dove crescono farnie (Quercus robur), carpini bianchi (Carpinus betulus), ciliegi selvatici (Prunus avium).

Lungo le rive più lievi e sabbiose si incontrano invece interessanti esemplari di ontano nero (Alnus Glutinosa), salice bianco (Salix alba) e di pioppo bianco (Populus alba).

Nonostante l’utilizzo intensivo del territorio ad uso agricolo, il parco offre ancora rifugio ad alcune specie di grandi mammiferi quali il tasso (Meles meles) e la volpe (Vulpes vulpes), Lungo le sponde boscate del fiume sono presenti popolazioni di ghiri, scoiattoli e numerose specie di roditori. Gli alberi morti o deperienti offrono rifugio numerosi picchi e a pipistrelli, un gruppo di mammiferi particolarmente minacciato dalle attività umane,  le cui specie vengono tutelate dalle direttive ambientali europee (Direttiva Habitat 43/92/CEE).

 

L’assetto morfologico attuale risale all’era quaternaria caratterizzata da intense oscillazioni climatiche, che nelle Alpi hanno portato a quattro principali glaciazioni: Gunz, Mindel, Riss e Wurm (i nomi derivano dai corsi d’acqua presenti sul versante settentrionale delle Alpi dove si trovano conservate le morfologie tipiche di tali glaciazioni). Con la regressione dei ghiacciai, i grandiosi depositi morenici, accumulatisi sia sui lati che sul fronte della lingua glaciale, sono divenuti le forme prevalenti del paesaggio pedemontano dall’imbocco della Val di Susa verso Torino. Nel corso dei millenni il fiume ha poi lentamente eroso i depositi morenici, approfondendo il proprio alveo. Tramite questo processo di erosione, il fiume ha formato successivi livelli di pianura definiti con il termine di “terrazzi”, collegati fra loro da scarpate di differente pendenza e dislivello.

 

 

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