Vegetazione

 

Salcerella (Lythrum salicaria) in fiore

Sebbene Il paesaggio del Parco sia dominato da vaste aree agricole monoculturali, è ancora possibile osservare alcuni tratti di siepi campestri, ultimo lascito di quello che doveva essere un sistema di delimitazione dei campi molto più ricco e complesso di ciò che si osserva oggi. Nocciolo (Corylus avellana), Sambuco (Sambucus nigra), Prugnolo (Prunus spinosa) e Sanguinello (Cornus sanguinea) sono gli arbusti più comuni nelle siepi del Parco, senza dimenticare però il Biancospino (Crataegus monogyna), la Lantana (Viburnum lantana) e la Palla di neve (Viburnum opulus) che compaiono sia in queste formazioni che ai margini dei boschetti ripariali.

L’ambiente del bosco è invece estremamente limitato e concentrato soprattutto lungo le sponde della Dora Riparia.
Tuttavia, la particolare morfologia dell’area, che alterna ripide sponde a strapiombo sul fiume a tratti pianeggianti, a diretto contatto con il corso d’acqua, ha conservato nel tempo due habitat forestali differenti: un bosco ripariale tipicamente igrofilo, dominato da Salice bianco (Salix alba) e Pioppi (Populus alba e Populus nigra) e una boscaglia di latifoglie miste, dove si possono osservare esemplari di Farnia (Quercus robur), Carpino bianco (Carpinus betulus), Frassino maggiore (Fraxinus excelsior), Acero campestre (Acer campestre) e Ciliegio selvatico (Prunus avium), tutte specie che un tempo occupavano le aree oggi coltivate, dando vita alla cosiddetta “Foresta Planiziale”: un grande bosco dominato dalla Farnia e dal Carpino Bianco che si estendeva su tutta la Pianura Padana.

Degni di segnalazione sono infine alcuni esemplari Gelso bianco (Morus alba) e di Cerro (Quercus cerris). I gelsi sono un  probabile lascito delle economie agricole del passato legate all’allevamento dei bachi da seta. Tale economia era ampiamente diffusa nel territorio collegnese già dalla fine del 1600, gli esemplari oggi osservabili nel Parco sono quasi certamente individui spontaneizzati e sfuggiti alle colture.  Il Cerro è invece una quercia dalla tipica ghianda con cupola ricciuta e dalla foglia stretta e con lobi acuminati, che ama climi miti e submediterranei. È presente sporadicamente nei boschi della bassa Val di Susa e ad Avigliana. La sua presenza nel Parco può derivare da un antico nucleo ben più esteso e sopravvissuto ai mutamenti climatici o essere frutto di opere di riforestazione e sistemazione spondale di cui si è persa la memoria.

 

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